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Come ti dico sempre, ogni donna è diversa, e lo è anche nel modo di affrontare il dolore durante il travaglio e il parto. Alcune, infatti, scelgono un parto indolore con epidurale, perché hanno una soglia del dolore molto bassa, o perché lo vivono come un ostacolo troppo grande, difficile da superare (non per questo devono sentirsi in colpa o madri a metà). Altre, invece, scelgono di affrontare il travaglio e la parte dolorosa che ne consegue da sole senza l’ausilio di farmaci.

Ma di quale dolore hanno timore? Usando termini specifici, quello dovuto alla dilatazione del collo dell’utero e alle contrazioni, che ha un’intensità, (ci tengo  a sottolinearlo), variabile da donna a donna (sempre per il solito discorso dell’essere sì donne, ma diverse). 

I continui racconti di chi ha già vissuto questa esperienza, sicuramente, non fanno altro che aumentare l’ansia e le paure, ma informandoti bene e in anticipo potrai affrontare in modo più consapevole il travaglio e il parto. Nelle righe successive troverai qualche informazione sul parto indolore con epidurale.

Cos’è il parto indolore con epidurale?

Il parto indolore con epidurale, detto anche partoanalgesia, è appunto la possibilità di partorire senza sentire il dolore del travaglio, ricorrendo all’analgesia epidurale, che prevede l’introduzione di un catetere nello spazio epidurale, attraverso il quale viene iniettata la sostanza anestetica.

Possono richiederla tutte le donne che desiderano partorire attivamente, ma senza dolore, e che non presentano malattie emorragiche, trattamenti con anticoagulanti, gravi infezioni, o particolari condizioni ostetriche. Può essere indicata nelle donne portatrici di alcune patologie, come ipertensione, diabete, gravi miopie e alcune cardiopatie, che risultano più a rischio di complicanze durante lo stress del travaglio e del parto spontaneo.

Cosa vuol dire partorire attivamente?

Con l’analgesia epidurale, la donna mantiene, comunque, la percezione delle contrazioni e dei propri movimenti (come spingere al momento giusto), sentendo un dolore meno intenso.

Il dolore del parto: come affrontarlo?

Il dolore del parto è un dolore acuto, immaginato e temuto dalle future mamme durante i nove mesi della gestazione. Molte ansie sono ingigantite dai “ho sentito dire”, “la mia amica mi ha raccontato”. Quello che mi sento di consigliarti è di ascoltare solo i professionisti, e soprattutto te stessa.

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Ogni storia è unica, come unica sei tu.

Forse non sai che esiste una componente affettiva del dolore, che comprende le informazioni ricevute, l’età, la condizione fisica e psichica, la cultura e le credenze religiose. Una buona preparazione, un’esperienza precedente positiva e senza traumi, determinano un comportamento rilassato della partoriente. La paura del male e l’insicurezza,  o un’esperienza traumatica amplificano la reazione al dolore.

Ecco, perché che non è un dolore uguale per tutte le donne.

Un dolore che fa bene

Potrà sembrarti assurdo, ma il dolore che si prova durante il parto è necessario, oltre che fisiologico. La sensazione dolorosa è dovuta alle contrazioni dell’utero che, più o meno velocemente, nel corso del travaglio, deve consentire al bambino di uscire. Questo processo è regolato dagli ormoni, in particolare dall’ossitocina, prodotta naturalmente dall’organismo della donna (può anche provenire dall’esterno in caso di stimolazione del parto).

Il dolore del parto è intermittente, perché si presenta con delle pause tra una contrazione e l’altra, per poi scomparire completamente. Proprio questa alternanza garantisce l’inizio di una forma di analgesia endogena, ottenuta attraverso la produzione di endorfine.                                                                             Da alcune ricerche è emerso che questo dolore serve a guidare la donna verso la ricerca del parto a lei più idoneo. La posizione meno dolorosa, infatti, è quella più utile al progredire corretto del travaglio, quella che aiuta l’impegno della testa del bambino.  Se già durante la gravidanza hai ricercato solo situazioni in grado di  garantire  benessere a te e al tuo bambino, nel momento del parto diventa fondamentale ascoltare i segnali che il tuo corpo ti manda per proteggere te e tuo figlio.

Quando senti dire da chi è già diventata mamma “Si dimentica tutto” e quasi storci il naso al pensiero, ti posso assicurare che è davvero così: stringere tra le braccia tuo figlio vale tutte le urla e il dolore provato (ma lo ripeto: partire con dolore non vuol dire essere una brava mamma).

Se temi, però, che l’intensità del dolore sia troppo forte per te, a tal punto da non permetterti di vivere appieno questo momento speciale, puoi informarti sull’analgesia epidurale.

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Analgesia epidurale: impara a conoscerla

Quando il dolore diventa davvero insopportabile (magari la donna è anche stremata da un travaglio più lungo del previsto) si può ricorrere (ma non in tutti gli ospedali italiani è presente questa possibilità) al trattamento medico farmacologico: l’analgesia epidurale, effettuata nella zona del canale vertebrale compresa tra il legamento giallo e la dura madre.

In genere nella primipara (cioè la mamma che affronta il primo parto), l’analgesia viene eseguita quando il travaglio è ben avviato, in assenza di sofferenza fetale e con una dilatazione del collo uterino di almeno 4-5 cm (condizioni indispensabili alla normale progressione del parto con analgesia).Nelle donne che hanno già avuto precedenti parti, invece, si può eseguire più precocemente.

In ogni caso, l’epidurale viene effettuata solo dopo la valutazione ostetrica ed il parere del ginecologo, perché alcune situazioni che si verificano durante il travaglio potrebbero ritardare o controindicare la sua esecuzione. Cosa bisogna fare per richiederla? Il primo passo è la visita anestesiologica per partoanalgesia.

Visita anestesiologica per parto indolore con epidurale

La visita anestesiologica per partoanalgesia si svolge, intorno alla 36° settimana, come una normale visita anestesiologica, in cui il medico:

  •  visiona gli ultimi esami strumentali e di laboratorio effettuati;
  •  compila una scheda personale, al cui interno annoterà eventuali problemi di salute, patologie, allergie, interventi chirurgici effettuati nel passato;
  • ti illustra le modalità di esecuzione dell’anestesia epidurale per il parto;
  • ti fa firmare il consenso informato, cioè che il ricorso ad un’analgesia farmacologica può modificare l’andamento temporale della curva di dilatazione/discesa della testa fetale. Questo, in ogni caso, non altera la dinamica del parto.
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Ci tengo a precisare che non sei obbligata a sottoporti alla procedura di parto indolore, anche se hai effettuato la visita anestesiologica.

In ogni caso, aver effettuato la visita rappresenta condizione necessaria per procedere alla partoanalgesia.

Come si effettua l’analgesia epidurale?

Per prima cosa ti verrà fatta una fleboclisi: in una vena superficiale del braccio viene inserito un ago-cannula, attraverso il quale è possibile somministrare (in maniera continuativa e lenta)  acqua, medicinali e altre sostanze liquide ritenute utili.

Dopo aver assunto la posizione seduta o di fianco, prima viene eseguita un’anestesia locale a livello lombare, e poi viene posizionato, nello spazio peridurale lombare (attraverso un apposito ago), un sottile e morbido tubicino di plastica: il catetere, fissato alla schiena con dei cerotti. Questo permette di iniettare i farmaci direttamente sulle radici sensitive del midollo spinale, senza interferire sui movimenti della madre. Mentre l’epidurale comincia a fare effetto, l’ostetrica ti controlla la pressione del sangue a intervalli regolari. Solitamente 25 minuti è il tempo perché l’anestesia faccia effetto e il dolore diminuisca. Talvolta, potrebbe non funzionare perfettamente da subito, rendendo necessario qualche piccolo aggiustamento.

Per quanto sia difficile rimanere ferme durante le contrazioni, è fondamentale farlo, almeno finché l’anestesista non avrà posizionato il tubicino. La tua collaborazione, durante questa procedura, è importante per aiutarlo a non commettere una manovra sbagliata, come pungerti la membrana che avvolge il midollo spinale, responsabile del mal di testa dopo il parto.

Una volta posizionato il tubicino, potrai muoverti liberamente, assecondando i ritmi del tuo corpo, mentre il catetere resta posizionato per tutta la durata del travaglio, per consentire la somministrazione ripetuta di anestetico locale e piccolissime dosi di oppiacei.

Vantaggi e controindicazioni dell’analgesia epidurale

L’analgesia epidurale è una tecnica sicura ed efficace, ma come tutti gli interventi medici invasivi comporta sì vantaggi, ma anche effetti collaterali, possibili complicanze, e controindicazioni.

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I vantaggi:

  • allevia il dolore, lasciando inalterata la sensibilità cutanea, i movimenti e la sensazione delle contrazioni (percepite sì, ma con meno dolore);
  • diminuisce la necessità di respirare velocemente, così da rendere minimi gli effetti negativi sul bambino;
  • migliora l’arrivo di sangue alla placenta e, di conseguenza, permette di far giungere più ossigeno al bambino;
  • non interferisce con l’allattamento;
  • è perfettamente compatibile con la conservazione o la donazione delle cellule staminali del cordone ombelicale;
  • non aumenta la probabilità di taglio cesareo.

Liberata dal dolore, la donna può partorire attivamente e in modo spontaneo.

Le complicanze

La complicanza più frequente è il mal di testa, che compare il giorno dopo il parto, se per problematiche anatomiche e tecniche, viene perforata la membrana dura madre durante l’esecuzione della manovra. Con il riposo in posizione supina, idratazione e terapia analgesica, si risolve in pochi giorni.

Il continuo controllo delle funzioni vitali prima, durante e dopo l’analgesia consente di prevenire eventuali complicazioni che potrebbero manifestarsi in seguito alla manovra.                                                                                                             

Oltre al mal di testa, potrebbero verificarsi:

  • abbassamento momentaneo della pressione della mamma (per questo all’inizio viene eseguita una fleboclisi);
  • il battito del bambino cambia dopo la somministrazione del farmaco, ma (fortunatamente) dura poco, di solito si risolve da solo e non è indice di sofferenza fetale;
  • un prolungamento del secondo stadio del travaglio, che fa diminuire, per qualche minuto, il bisogno di “spingere”, ma un po’ alla volta l’utero spingerà comunque fuori il bambino. In qualche caso potrebbe comunque essere necessario il ricorso alla ventosa per estrarre il bambino;
  • prurito al collo, al tronco e all’addome, di lieve intensità e che passa velocemente.
  • un po’ di dolore nel punto in cui è stato inserito il tubicino, per uno o due giorni.
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In sala parto, il catetere epidurale costituisce uno strumento di sicurezza, perché una volta posizionato, in qualunque momento dovesse presentarsi un’emergenza che metta in pericolo la salute della mamma e/o del bambino, cambiando la concentrazione o la composizione dei farmaci è possibile convertire un’analgesia in un’anestesia, ed effettuare prontamente un taglio cesareo in sicurezza.

Analgesia epidurale e taglio cesareo

Nel caso si debba ricorrere ad un parto cesareo urgente, la presenza del catetere peridurale toglie la sensibilità nella zona sottoposta al taglio cesareo, semplicemente diversificando diluizione e dosaggio dell’anestetico locale. L’analgesia epidurale diventa così anestesia epidurale. Inoltre, lo stesso catetere viene usato anche per controllare il dolore dopo l’intervento.      

Questa tecnica è raccomandata anche nel taglio cesareo in elezione (quello programmato, diverso da quello che viene eseguito d’urgenza), perché riduce sensibilmente i rischi dell’anestesia generale, offrendo alla madre la possibilità di:

  • vedere subito il proprio figlio, come avviene nel parto spontaneo;
  • avere accanto il marito, per condividere con lui il momento della nascita;
  • attaccare al seno il proprio figlio fin da subito;
  • controllare in modo efficace il dolore postoperatorio;
  • riprendersi dall’intervento in tempi molto brevi (ti spiego quanto è importante cosa-succede-dopo-il-parto)

Se il servizio di partoanalgesia fosse disponibile in tutti gli ospedali italiani, si ridurrebbe di molto il numero dei parti cesarei. Non per tutte le donne, infatti, si rende necessario questo intervento, ma sono tante quelle che lo scelgono, perché non viene offerta loro la possibilità di partorire con meno dolore.

Il parto indolore è un diritto!

Se nel resto del mondo (basti guardare al Regno Unito, alla Francia, alla Svezia) il parto indolore con epidurale è un diritto della donna, in Italia questo diritto non viene ancora “concesso” a tutte le donne, perché sono pochi gli ospedali che garantiscono la partoanalgesia nell’arco delle 24 ore. Questo è dovuto ad un ritardo culturale, che si riflette su strutture inadeguate, personale carente o non formato.

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Sorprende sapere che negli ospedali italiani non esistono altre circostanze (ad esclusione del parto, naturalmente), in cui si permette ad una persona di affrontare un così grande dolore, pur in presenza di tecniche antalgiche efficaci e sicure.

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