Una delle frasi che dico alle donne che seguo è: Mamme non si nasce, si diventa!

Una frase di poche parole ma molto ricca di significato.

A volte si pensa che le donne siano nate per fare le mamme, e se la natura effettivamente l’ha deciso, non è effettivamente così scontato che si sappia tutto e subito, anzi! Essere mamma in modo consapevole presuppone una costante ricerca di informazioni e tentativi per trovare la strada che fa più per noi.


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Oggi voglio parlarvi di Esogestazione, perchè purtroppo poche donne sanno che cos’è prima di diventare mamme, e io ritengo che invece conoscere questo passaggio fondamentale del bambino renda il post parto e il percorso iniziale da mamma molto più semplice.

Per esogestazione si intendono i primi 9 mesi dopo la nascita del bambino in cui il piccolino imparerà a relazionarsi con il mondo esterno giorno dopo giorno.

Quello che impariamo in questi mesi è prima di tutto che i bambini sono bambini e non dei piccoli adulti. I loro bisogni sono simili ma diversi dai nostri e li possiamo aiutare a crescere solo rispondendo totalmente a questi loro bisogni senza pregiudizi come “non tenerlo in braccio sennò lo vizi” etc..

In questo periodo i nostri cuccioli hanno bisogno dell’odore e del calore della mamma costantemente, vogliono essere presi in braccio, dormirci addosso, desiderano essere allattati spesso sia di giorno che di notte. E’ la loro natura, è un comportamento fisiologico che risponde alle leggi primordiali del nostro essere mammiferi.

Mano mano che ci avviciniamo alla fine dell’esogestazione sembra che si riproponga come una regressione del bambino, ma in realtà è il modo in cui il bambino si relazionerà a ogni grande cambiamento della sua vita, come quando si prende una rincorsa per un grande salto.


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Potrebbero presentarsi più risvegli notturni (proprio ora che sembrava aver preso delle tempistiche più gradevoli!), richiederà sempre di più le nostre attenzioni e la nostra costante presenza e ritornerà a chiedere di essere allattato molto più spesso.

Intorno ai nove mesi, che sono appunto la fine dell’esogestazione, il nostro bimbo realizza di essere un individuo indipendente dalla mamma, di essere qualcosa d’ “altro”. Inizia ad esplorare il mondo in autonomia e, se da una parte questo lo eccita e lo gratifica, dall’altra può destabilizzarlo e creare in lui smarrimento ed insicurezza. Ecco allora che il ritorno al nido e al grembo di mamma diviene fondamentale per il suo sviluppo, per una crescita armoniosa. Più si allontana dal luogo in cui si sente protetto ed accolto per spingersi in esplorazioni sensoriali ed emotive, più avrà bisogno di conforto e conferme.

Anche per quanto riguarda l’allattamento la fine dell’esogestazione ha le sue ripercussioni e se la mamma non è preparata può arrivare a pensare che sia qualcosa che non va nel suo bambino, quando in realtà sta andando tutto secondo natura.


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Tra il settimo e il nono mese, lo svezzamento sarà stato ormai proposto e introdotto, ma il bambino continuerà a chiedere anche il seno e potrebbe essere che proprio a fine dell’esogestazione rifiuti il cibo per prediligere il latte materno. Questo non dipende dal fatto che il latte “lo riempie”, ma da bisogno di sicurezza che il seno gli dona. La miglior cosa è assecondarlo senza farsi venire ansie su quanto mangia e aspettare che il bimbo abbia fatto il suo carico di certezza e sia di nuovo pronto a confrontarsi con il mondo (del cibo) e vi assicuro che più rispondete al suo bisogno, prima tornerà a mangiare!

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