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A quale neomamma non è mai capitato di andare un po’ in panico perché il suo bambino non smetteva i piangere? Penso che sia una cosa naturale e da cui siamo passate tutte, in fondo è un rito di passaggio inevitabile per i genitori.

Ricordo benissimo quei momenti in cui Lydia piangeva e io non facevo altro che interrogarmi sui perché, continuavo a chiedermi se aveva fame, sonno o chissà che altro. Sono arrivata al punto di pensare che non ero in grado di fare la madre o peggio ancora che ero una cattiva madre, fino al giorno in cui mi sono decisa a provare a usare quel pezzo di stoffa che mi avevano regalato prima della sua nascita. A dire il vero l’avevo chiesto io, mi ero informata e avevo letto che i neonati avevano tanto bisogno di contatto, e se proprio vogliamo dirla tutta l’avevo studiato anche in università e l’avevo visto con i miei occhi negli anni di lavoro in pediatria, ma quando diventi mamma, quando tocca a te è come se tutte le conoscenze che hai ti abbandonassero, come se tutte le tue certezza non esistessero più e non sei più un’infermiera ma sei semplicemente una mamma alla prima esperienza che davanti al pianto della sua bambina si mette in dubbio.

Come mamma e infermiera che lavora con i bambini ho imparato che uno dei bisogni essenziali dei neonati è il contatto, prima ancora di avere fame, sete o sonno i bambini hanno bisogno di essere presi in braccio, hanno bisogno di sentire l’odore della propria mamma, di essere rassicurati e di sentirsi contenuti.

Se ci pensiamo loro sono stati dentro di noi, a contatto con noi, per 9 mesi e per tutto quel tempo hanno sentito la nostra voce, il nostro cuore battere, sono stati al caldo e cullati dal nostro ritmo. Ora invece si trovano in un ambiente ancora sconosciuto e fondamentalmente gli mancano tutte le certezze che avevano prima e il loro unico modo di comunicare è il pianto.

Quando ero incinta di Lydia, durante il corso di accompagnamento alla nascita, ho partecipato a una giornata informativa con una consulente del portare che mi ha aperto un mondo nuovo e posso dire che ha salvato la mia sanità mentale dei mesi a seguire.

Virna ci ha mostrato alcuni strumenti per portare, ma per chi è arrivato a questo punto dell’articolo e non sapesse ancora di cosa parlo ve lo spiego in breve nelle righe successive.

Portare significa tante cose, ma in questo caso direi che vuole dire avere un bimbo non piangente, e un bimbo che non piange ha genitori più sereni e tranquilli.


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All’interno della fascia i neonati tornano alle sensazioni che provavano all’interno dell’utero e che per loro erano fonte di sicurezza. Dentro la pancia della mamma erano rannicchiati e a stretto contatto con la placenta che non faceva altro che contenerli ed è per questo che un pezzo di stoffa può diventare magia e alleviare tutte le paure dei neonati permettendogli di essere contenuti proprio come lo erano poco tempo prima.

Si può pensare che l’uso della fascia sia una cosa complessa, ma il mio consiglio è quello di rivolgervi a una consulente che vi possa insegnare come usarla al meglio. Certo ci sono molti tutorial su internet, io stessa ne ho fatto uno sul mio canale, ma nulla vale il confronto con una professionista, con lei potrete scegliere il supporto più adatto a voi e al vostro bambino ed imparerete ad avere maggiore sicurezza in voi stesse come donne e soprattutto come madri, che in questo momento delicato della vostra vita è fondamentale.

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