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Essere genitori è il mestiere più difficile al mondo, lo sappiamo tutti, e se esistesse un libretto di istruzioni sono sicura sarebbe scritto in aramaico antico. Se un tempo le famiglie facevano rete di sostegno per ogni bebè appena nato, oggi ti viene affidato un fagotto di qualche chilo con un biglietto di auguri. I consigli dei nonni o parenti di un tempo possono apparire obsoleti, per alcuni tratti pure errati, mentre rimane attuale la richiesta di misurare un genitore in base alla sua bravura. Ma tu da cosa misuri un buon genitore?

Poniamo per un attimo che il manuale delle istruzioni esista davvero e che ipoteticamente ci venga affidato il compito di dover scrivere un capitolo il cui argomento sarà incentrato sulle qualità genitoriali. Il quesito sarà molto semplice: quali sono i parametri, se ce ne sono, che pensi ti aiutino a capire se ti stai muovendo nel modo giusto?

Come nasce un buon genitore

Sono sicura che la prima lineetta rossa nel test di gravidanza o il foglio del medico con le percentuali di beta abbiano scatenato in te delle forti emozioni con la testa che girava vorticosamente. Il momento di capire cosa sta accadendo ed ecco che si palesano mille domande che non si fermano con la nascita. Tuttalpiù si moltiplicano creando una spirale di dubbi e perplessità.

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La maternità e la paternità apportano a un cambiamento di vita con relazioni sociali che si modificano, consolidano e si trasformano per dare spazio al nuovo arrivato. Un radicale cambio dei ritmi e della routine quotidiana che andrà a coinvolgere sia il singolo genitore che la coppia nella propria intimità. 

Tante aspettative, qualche film mentale su come sarà il tuo lui o la tua lei, quali possono essere i comportamenti che da mamma e da papà avrai modo di tenere e quelli che proprio non se ne parla. Quella cosa lì proprio non la farò mai! 

Il divenire genitori è l’esperienza più illogica per qualsiasi essere umano. Da un lato ci si sente bene, felici e completi, ma dall’altro il nuovo ruolo assunto appare spaventoso, disarmante. Grandi momenti di felicità che si alternano e si intrecciano ad enormi responsabilità a breve e lungo termine. Nello scombussolamento che l’arrivo di un figlio è in grado di regalarci si insinua uno scomodo pensiero, un tarlo strisciante: sarò un buon genitore? 

L’aggettivo buono conta davvero?

Sarò molto sincera, ma non amo tanto le definizioni. A mio parere la definizione dell’aggettivo buono si può utilizzare nell’eccezione del gusto, piuttosto che in quella di determinare moralmente una persona. Una buona pizza o un buon gelato suona meglio non trovate? 

Parto subito con una anticipazione. Attenzione spoiler. Non esiste il buon genitore, la brava madre e il padre perfetto. Siamo umani e lo siamo diventati con una storia personale alle spalle, un vissuto personale quotidiano a prescindere dai nostri figli. Ritengo che sia molto importante mostrare che esiste la normalità e che questa è data dal cercare di dare il meglio di sé stessi. Un meglio che non vuol dire perfezione. 

Se andiamo a sfogliare un libro di storia, risulta chiaro a una prima lettura che ogni epoca è stata costruita su determinati modelli comportamentali a cui far riferimento. Entrare nel merito se siano stati giusti o sbagliati non è parte del mio percorso professionale ma lo ritengo un ottimo modo per capire come il passato abbia influenzato il presente. 

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Non che la società moderna sia differente. A mio parere l’asticella delle aspettative sembra spostarsi sempre più in una direzione che coinvolge ogni momento della sfera personale di un individuo. Il lavoro e gli affari, il tempo libero con gli amici, l’amicizia e l’amore sono presi di mira da una continua ricerca della perfezione. Eh no! Il divenire genitori non ci esenta da tutto ciò! 

3 modelli del perfezionismo

Recenti studi anglosassoni hanno evidenziato che la società in cui viviamo ha assunto un ulteriore parametro comportamentale che fino agli anni ottanta non esisteva. Le tipologie di perfezionismo si riassumono in tre modelli:

  • auto orientato: riflette il desiderio di essere perfetti in ogni aspetto della propria giornata risultando critici e severi con se stessi;
  • orientato all’esterno: che definisce standard elevati nei confronti degli altri, valutazioni e critiche rivolte ai comportamenti altrui;
  • perfezionismo sociale: si intende la percezione soggettiva di ciò che gli altri si aspettano da noi.

Come avrai intuito risulta quasi impossibile che si riesca a mettere nero su bianco tutte quelle caratteristiche che andrebbero a comporre il genitore ideale, o il buon genitore. Cercare di soddisfare tutti, oltre a se stessi, porterebbe a una dispersione di energie che a loro volta rischiano di tornarci indietro. Un vero e proprio boomerang delle emozioni. 

La verità è che non esiste una regola comune

Essere genitori è una continua scoperta (se vuoi scoprire il tuo modo, e ti serve una mano, scopri i miei percorsi di parent coaching) che segue le varie fasi di crescita e che andrà in parallelo con il proprio figlio. Un cammino da fare insieme che a volte sarà tutto in salita e altre vedrà ostacoli che ne frenano l’entusiasmo. Ci si sentirà spesso in difetto, non all’altezza della situazione e si dovranno spesso prendere decisioni importanti. Non sarebbe più bello dire ogni genitore cresce insieme ai figli invece di crescere i figli? 

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Anche in Accademia Mamma affrontiamo spesso l’argomento di come sentirsi una brava mamma o un bravo papà e se sia lecito focalizzarsi su questo. Percepisco le emozioni accogliendo ogni sfumatura ben sapendo cosa si provi in quei momenti. Io stessa non sono una madre da manuale, una di quelle che si trovano nei libri. 

Spesso urlo. E mi arrabbio. La mia fatica più grande come madre è saper accettare i tempi delle mie figlie. Scendere a compromessi. Rallentando il mio fare per dare a loro la possibilità di conoscersi, studiare se stesse e poter sviluppare una loro autostima. In questo contesto non mi sento una mamma meno brava o meno capace. Amo le mie figlie e per loro farei di tutto ma anche io sbaglio. Lo ammetto e questo non mi rende meno mamma di altre, tanto meno una cattiva madre. 

La famiglia è un contesto d’amore e in egual misura di conflitto

Ammettere di aver sbagliato mi permette di correggere il mio errore crescendo e migliorando: un’occasione per dimostrare ai propri bambini che sbagliare è umano e che non c’è niente di male in questo comportamento. 

Siamo persone con un passato, una storia alle spalle e viviamo ogni giorno con una miriade di emozioni contrastanti fra di loro. Imparando a lasciar andare la perfezione e a chiedere scusa ai nostri bimbi quando sbagliamo ci rende persone migliori. E’ un attimo e si sparisce. Siamo culturalmente così portati ad entrare in un ruolo determinato da altri che spesso dimentichiamo una persona: noi stessi. 

E sai cosa c’è? Mi rivolgo soprattutto alle mamme ( non me ne vogliano i papà), ma si possono lasciare andare tante cose dal momento in cui si diventa madre. Ne elencherò solo 5, ma sono sicura che tu che mi leggi in base alla tua esperienza personale avrai da raccontare altre che saranno altrettanto importanti. 

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Le 5 cose da lasciare andare quando diventi mamma:

  1. I pregiudizi: allattamento, babywearing, presunti vizi e falsi miti ma anche mia cugina ha detto che … Basta! Ascolta te stessa e il tuo bambino. In caso di dubbi propriamente sanitari cerca la professionista di riferimento per te. 
  2. Le cose non essenziali: ci sei tu e c’è il tuo bambino. Prenditi cura di te stessa come priorità per poterti prendere cura del tuo bambino al meglio. L’essenziale è ora. Se ti senti sola ci sono tantissime mamme come te con cui confrontarsi senza essere giudicate. Accademia Mamma è il luogo protetto dove poter chiacchierare e trovare un confronto vero. 
  3. I sensi di colpa: le mamme sono intrise di sensi di colpa. Ricordati che i nostri figli non ci vogliono perfette ma innamorate di loro. 
  4. La lotta tra mamme: ci sarà sempre qualcuno da fuori che ti dirà che con il babywearing stai viziando tuo figlio o se non allatti al seno sei una brutta mamma. Non sforzarti nemmeno di rispondere a questi attacchi perché solo tu sai cosa sia meglio per te e il tuo bambino. Guarda avanti e passa oltre. 
  5. Le mamme perfette: non esistono! E’ più probabile che esistono gli alieni mentre la perfezione è una chimera. Sei una brava mamma anche se ogni tanto i tuoi figli mangiano prodotti surgelati, se dai loro crema di nocciole o lo tieni sveglio fino a mezzanotte. 

In conclusione, non esistono manuali di istruzioni, patentini, certificati e nemmeno una bussola per l’orientamento che tenga per essere un buon genitore. Tanto meno esiste un metro di giudizio per diventare un bravo genitore e chi vi dirà il contrario sappiate che sta mentendo. Mamma continua sulla tua strada e se ti serve un confronto contattami senza impegno!

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