Bambini che non parlano: come capire se c’è qualcosa che non va?

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L’evoluzione del linguaggio nei bambini è uno degli aspetti più affascinanti dello sviluppo infantile. Dai primi balbettii alle parole comprensibili i genitori vivono con entusiasmo ogni piccolo progresso ma cosa accade quando un bambino non parla? O a 3 anni non ha raggiunto il traguardo linguistico per la sua età? I bambini che non parlano sono più di quello che pensi, ma spesso è solo questione di tempo, ciò non toglie che è bene sapere quando è il caso di fare un controllo.

In questo articolo esploreremo le regioni di uno sviluppo inusuale del linguaggio fornendo indicazioni sul professionista a cui rivolgersi per avere un adeguato supporto in caso il tuo bimbo a 3 anni presenti difficoltà a parlare.

Bambini che non parlano: “Mio figlio ha 3 anni e non parla, cosa devo fare?”

Definire con precisione lo sviluppo e l’evoluzione del linguaggio nell’essere umano è una questione molto controversa tra gli psicolinguisti. Esiste tuttavia un punto centrale in cui gli specialisti sembrano essere tutti concordi ed è l’unicità dell’individuo.

Il ritmo con cui i bambini imparano a parlare varia enormemente da una persona all’altra. Alcuni bimbi iniziano a parlare molto presto, altri necessitano di più tempo. Variazioni che possono dipendere da diversi fattori tra cui l’ambiente familiare, la genetica e l’esposizione al linguaggio.

Inoltre, la comunicazione tra gli individui avviene attraverso molteplici differenti modalità. Esprimiamo le nostre intenzioni, sentimenti ed emozioni con le espressioni facciali, il contatto visivo e fisico, l’intonazione dei suoni e in ultimo il linguaggio verbale.

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Il linguaggio verbale a differenza della comunicazione non verbale segue una traiettoria di sviluppo differente e a tratti possiamo considerarla più tardiva. Dalle prime parole espresse tra i 12 mesi e i 2 anni di età fino ad arrivare ai 3 anni i bambini compiono moltissimi passi per giungere al traguardo. Per alcuni parlare sarà più facile mentre per altri bambini occorrerà attendere prima di sentirli chiacchierare. Abbiamo osservato che comunicare con gli altri non sempre passa attraverso l’espressione vocale ma può avvenire utilizzando un linguaggio non verbale.

Per questo motivo, è possibile che un bambino che non si esprima a parole, sia in grado di comunicare con gli altri attraverso i gesti o le espressioni facciali con una comprensione del linguaggio nella norma.

L’età di 3 anni secondo evidenze scientifiche costituisce il punto in cui è utile prestare attenzione in caso un bambino non sia in grado di parlare o parli poco e male. In questo caso è utile intervenire tempestivamente.

Le tappe nello sviluppo del linguaggio verbale: bambini che non parlano

Abbiamo osservato come lo sviluppo del linguaggio nei bambini varia notevolmente tra la comunicazione verbale e non verbale.

Soffermiamoci un attimo a considerare la comunicazione verbale. Come sempre, sappi che non tutti i bimbi iniziano a parlare allo stesso modo, ma c’è una variabilità da bambino a bambino. 

Esistono tappe chiave nello sviluppo della comunicazione verbale che possono aiutarci a comprendere se il nostro  bimbo sta seguendo la strada giusta o sia il caso di intervenire con un adeguato supporto specialistico.

Le tappe nelle sviluppo del linguaggio verbale sono:

  • 6 – 9 mesi i bambini emettono i primi suoni. Un periodo definito lallazione in cui i più piccoli giocano e imparano divertendosi ad usare i suoni ripetutamente come ad esempio un la la la lu lu lu;
  • 9 – 14 mesi la comunicazione è intenzionale e i suoni emessi hanno lo scopo di interagire con l’adulto che risponde al bisogno del piccolo;
  • 12 – 20 mesi è l’età in cui un bambino avrà modo di comprendere i comandi semplici come mi dai il pallone o dove è il nasino? e pronunciare le prime parole come mamma, papà;
  • 18 – 24 mesi cresce il vocabolario e la combinazione di due o tre parole per formare frasi semplici come mangia pane, voglio latte;
  • 2 – 3 anni il vocabolario è più ampio permettendo di formare frasi più complesse con l’utilizzo di forme grammaticali semplici e corrette.

Cosa accade intorno ai 3 anni?

Possiamo dire che i nostri bimbi fanno il loro debutto in società con il primo ingresso all’asilo nido e alla materna. Educatrici, maestri e gruppo dei pari portano i bambini a interagire fornendo all’adulto utili indizi per farci capire se è il caso o meno di intervenire con un supporto esterno.

Questo però non significa che dovrai come genitore paragonare il tuo bimbo agli altri bambini che incontra al nido o al parchetto.

Abbiamo osservato che ogni bambino è un individuo unico con una propria maturazione. Le cause specifiche del non parlare possono essere di varia natura tra cui è possibile una mancata maturazione di alcune funzioni come ad esempio:

Un ritardo nel linguaggio verbale che può essere causato da patologie, malattie infettive e paralisi cerebrali pregresse.  In questo caso risulta fondamentale escludere fattori cognitivi, percettivi e neurologici alla base di un ritardo nello sviluppo del linguaggio.

A chi rivolgersi se si hanno dei dubbi?

Essere ansiosi per il proprio bambino che non parla è una preoccupazione lecita per qualsiasi genitore. E’ importante non farsi condizionare dalle persone estranee alla famiglia che non conoscono o non hanno competenze idonee a verificare se esiste e persiste un problema reale nello sviluppo del linguaggio.

Se hai dubbi e preoccupazioni è importante consultare un professionista esperto che saprà rispondere a tutte le domande che non significa necessariamente dare l’avvio a un percorso terapeutico.

Dove iniziare per avere una risposta ai nostri dubbi? In primis al proprio pediatra che in qualità di medico specializzato conosce a fondo il tuo bambino. Avendo cura e modo di indirizzarti in uno specifico campo specialistico.

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Vediamo nel dettaglio quali figure si occupano di linguaggio e comunicazione in età pediatrica da zero e 18 anni:

  • Il foniatra è un medico specialista che si occupa della comunicazione verbale e di tutti i disturbi legati al linguaggio (turbe della parola, voce, disturbi della deglutizione ecc)
  • neuropsichiatra infantile è un medico specializzato nello sviluppo neurologico e psichico;
  • Il logopedista è uno specialista nel campo del linguaggio e della comunicazione con le competenze idonee a valutare il tuo bambino e sviluppare un piano di intervento personalizzato.

Ad ognuno il suo ritmo… vocale

Lo sviluppo della comunicazione e del linguaggio in un bambino abbiamo osservato seguire una evoluzione diversa da un individuo all’altro ponendo l’età dei 3 anni come step per individuare eventuali ritardi e problematiche. Partecipare a un gruppo di supporto, un luogo sicuro di confronto tra mamme e professionisti affidabili può offrire l’opportunità di condividere esperienze, perplessità e preoccupazioni. Ti aspetto in Accademia Mamma?

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