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“Tuo figlio è troppo grande per la tetta, dai! Non puoi allattare!”: è solo una delle tantissime frasi che molte mamme si sono sentite rivolgere da amici, parenti e conoscenti a causa dell’allattamento prolungato dei propri piccini. Consigli, opinioni e pareri perlopiù non richiesti e non voluti che innescano una spirale di dubbi, perplessità in ogni genitore.  Eppure, ancora oggi, davanti a una mamma che allatta il proprio bambino oltre i due anni, ci si sente quasi autorizzati a porre scomode domande. Una scelta personale che di personale oramai sembra non avere più nulla e che è avvolta da false informazioni, miti e credenze popolari. Che ne dici, proviamo a fare chiarezza sull’allattamento al seno dei bambini dopo i tre anni? 

Allattamento prolungato si o no?

Sono sincera, a me il termine prolungato non va a genio e non è sicuramente tra i miei preferiti, perché non credo sia una giusta definizione per qualcosa che è del tutto naturale. Tuttavia, culturalmente, rende l’idea di come l’allattamento al seno non abbia una data di scadenza intorno ai 6 mesi e in concomitanza con l’introduzione di cibo solido. Prolungato perché può continuare anche fino ai 3-5 anni, o comunque finché lo desiderano mamma e bambino. 

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E pensare che l’allattamento al seno è un bisogno primario, oggettivo e universale di contatto per ogni specie animale. Essere umano compreso. Oltre a soddisfare un bisogno nutritivo, l’allattamento fornisce un importante contributo nella creazione di una profonda e intima relazione tra madre e figlio. Creando di fatto le basi per un benessere cognitivo, emotivo e sociale per entrambi. 

E allora perché voler imporre regole a tutti i costi limitando di fatto una possibilità di crescita serena ed equilibrata?

La risposta a questa domanda arriva da un sondaggio che mostra come solo il 10% delle mamme continuerà il proprio percorso di allattamento oltre i sei mesi, anche se l’OMS raccomanda che il latte (materno o in formula) resti l’alimento principale fino all’anno di vita compiuto. Non è il dato di per sé che dovrebbe farci riflettere  (per quanto esso sia molto importante), ma le motivazioni per cui esso appaia così basso. 

Le cause emerse da questo particolare sondaggio apparso nella settimana dedicata alla promozione dell’allattamento materno sono principalmente tre:

  • scarsa motivazione;
  • poca informazione;
  • consigli non richiesti.

Che tu sia arrivata in questo spazio virtuale da poco o sei qui da tempo il messaggio che vorrei trasmettere con i miei articoli parte sempre da un consiglio: giocare d’anticipo (quando informarsi sull’allattamento). Purtroppo non veniamo fornite di un libretto delle istruzioni alla nascita, sia come individui, che nei svariati ruoli che la società ci impone. Figurarsi se ci viene regalato un manuale su come si crescono i figli. 

Rispetto alle precedenti epoche abbiamo un’opportunità in più ed è quella di poterci informare e formare con un battito di tastiera. Informarsi su l’allattamento in gravidanza o nei primi mesi di vita del proprio bimbo porta a innumerevoli vantaggi. 

La giusta informazione

E sai qual è a mio parere il più motivante di essi? La giusta informazione ti permette di rispondere ai consigli non richiesti, ai giudizi dettati dall’ignoranza o dal si è sempre fatto cosi! Prendi per esempio la domanda iniziale a cui potrai dare seguito con i consigli di esperti mondiali del settore materno infantile, medico e pediatrico.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Ministero della Salute e le società scientifiche pediatriche lo dicono chiaramente: che fino ai sei mesi di vita del bambino è raccomandato l’allattamento esclusivo al seno. Per divenire complementare con l’introduzione di altri alimenti fino a due anni ed oltre, comunque fino a quando mamma e bambino lo desiderano. 

Lo desiderano. Tutto ciò non sta a significare che si debba allattare a lungo e per forza, ma solamente che ogni scelta ha bisogno di essere rispettata e sostenuta. L’allattamento al seno è un’esperienza personale dove ognuna di noi si deve sentire libera di poter seguire senza avere la sensazione di essere in difetto. 

E allora perché tutto questo ci spaventa così tanto? Ci poniamo dubbi, ci facciamo domande e arriviamo a volte a nasconderci nell’atto di allattare al seno nostro figlio perché siamo condizionati da un’immagine distorta ed errata.

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Perché associamo una cosa naturale a qualcosa di poco sano?

L’allattamento prolungato viene spesso associato a un comportamento morboso e poco sano. A un atto di egoismo da parte della madre che vorrebbe non staccarsi dal proprio bimbo  o un capriccio, vizio, un estremo bisogno di attenzioni da parte del bambino stesso. 

Nulla di più sbagliato. Tanto che lo stesso Ministero della Salute si è visto costretto negli anni passati a pubblicare una serie di documenti che spiegano come “non esistano evidenze scientifiche che portano a pensare che l’allattamento prolungato sia in qualche modo dannoso”. Tutt’al più il contrario. 

Quali sono i vantaggi di allattare dopo i 3 anni per le mamme?

L’allattamento prolungato al seno ha molti vantaggi sia per la mamma che per i bambini. Ad esempio, è stato appurato da evidenze scientifiche, che viene ridotto il rischio per la madre di ammalarsi di:

  • diabete; 
  • ipertensione;
  • infarto del miocardio;
  • osteoporosi.

Inoltre, ci sono anche tutti i benefici dell’ossitocina (l’ormone del benessere), che portano alla diminuzione dell’ansia, e al miglioramento dell’umore e dell’autostima. 

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Protezione sul rischio del carcinoma mammario e ovarico

E non solo. Studi scientifici di recente pubblicazione hanno evidenziato come l’allattamento rappresenti un buon fattore di protezione riducendo di fatto la produzione di estrogeni e l’insorgenza di fattori di rischio del carcinoma mammario e ovarico. È giusto precisare che l’allattamento al seno non azzera il rischio di tumore al seno e alle ovaie, ma riduce le possibilità che gli ormoni sessuali femminili si trasformino in cellule cancerogene. 

Inoltre è bene ricordare l’importanza di seguire una sana ed equilibrata dieta che prevede la limitazione dell’assunzione di carne rossa e di bevande alcoliche, non fumare e fare regolarmente attività fisica. 

Quali sono i vantaggi dell’allattamento prolungato per il bambino?

Giorno dopo giorno, mese dopo mese il corpo femminile si trasforma creando non solo un ambiente ottimale per ospitare il feto ma per nutrirlo una volta venuto al mondo. Il latte materno è l’alimento a chilometro zero, sempre pronto e a temperatura giusta che è in grado di rinforzare il sistema immunitario del neonato e del bambino. 

In fin dei conti la natura è stata veramente brava a programmare questo sistema biologico tanto da divenire capace di adattarsi a tutte le condizioni che si presentano lungo il percorso. Sappiamo che il latte materno di per sé protegge fin dalla nascita il bambino da pericolose infezioni, modificandosi lungo il percorso di crescita. Ricco di sali minerali come ferro e sodio, grassi e proteine il latte materno si arricchisce dal secondo anno di vitamine come la B12 e la vitamina A. 

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Lo aiuterà ad affrontare e resistere ad infezioni virali, batteriche e parassitarie, tra cui: infezioni delle vie respiratorie, diarrea infantile, infezioni delle vie urinarie, comuni raffreddori e l’influenza.

 Sarà anche un ottimo alleato contro: 

  • il diabete (di tipo 1 e 2);
  • leucemia;
  • ipertensione;
  • morbo di Crohn; 
  • obesità.

In particolare è stato appurato che nei bambini allattati più a lungo sono evidenti: 

  • miglioramenti della memoria;
  • maggiori prestazioni motorie e delle abilità linguistiche;
  • atteggiamenti meno aggressivi;
  • maggiore accoglienza dei comportamenti altrui;
  • autonomia e indipendenza.

Ormai è acqua: ancora?!!!

Lo allatti ancora a 4 anni? Oramai sarà acqua! Ancora con questa storia? Ormai lo sanno anche i muri che non è così!

Sappi che il latte materno non perde le sue proprietà nel tempo, ma continua a mantenerle fino a quando viene prodotto, e quindi non diventa acqua, come molti sostengono ed erroneamente si permettono di affermare. E poi perché dovrebbe diventare acqua?  

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Il latte si adatta alle esigenze del bambino che cresce. Fino a quando il piccolo ciuccia i capezzoli, i seni verranno stimolati ad attivare attraverso l’ipofisi un chiaro messaggio di attivazione degli ormoni, preposti a questo compito: la crescita, appunto. Starà poi al lavoro dell’ipotalamo rilasciare ormoni come la prolattina e l’ossitocina, che andranno a produrre latte passando dagli alveoli ai dotti. 

È un problema loro! Non tuo e del tuo bambino

In conclusione l’allattamento al seno è una scelta personale, intima e individuale che ha bisogno di più sostegno e meno critiche. Il seno non è solo nutrizione ma anche il modo più semplice, immediato ed efficace di dire a un bambino che va tutto bene. A sei mesi come a quattro, cinque anni. E se gli altri faticano a capirlo? È un problema loro! Non tuo e del tuo bambino. 

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